CIRILLO GIOVANNI ZOHRABIÀN (1881-1972) vescovo cappuccino nella diaspora armena

280_001Ricorre quest’anno, il 24 aprile, il centenario (1915-2015) di quello che gli Armeni chiamano Metz Yeghérn (Il grande male), un genocidio a tutti gli effetti, perpetrato dai “Giovani Turchi” per cancellare le tracce di un popolo di tradizione cristiana in una regione in maggioranza musulmana. E’ stato papa Francesco, con la parresia evangelica che lo distingue, a dire senza mezzi termini, nel corso di una solenne commemorazione del triste anniversario nella basilica vaticana, che quello degli Armeni è stato “il primo genocidio del XX secolo”, scatenando la reazione della Turchia che continua a negare un fatto storico inequivocabile.

Tra i testimoni dell’immane tragedia che ha colpito il popolo armeno è da annoverare certamente il servo di Dio Cirillo Giovanni Zohrabiàn, frate cappuccino e vescovo, che ha dedicato la sua lunga vita a curare le ferite dei suoi connazionali nella diaspora.

Nato a Erzerùm, capitale dell’Armenia Maggiore, il 25 giugno 1881, Giovanni manifestò fin da bambino ai frati cappuccini siciliani, presenti nella sua città, la volontà di essere come loro. Nel 1898 iniziò la sua vita religiosa nel noviziato di Costantinopoli e proseguì i suoi studi di filosofia e teologia a Buggià dove, il 12 maggio 1904, fu ordinato sacerdote e destinato alla missione cappuccina del Mar Nero. Iniziò il suo ministero sacerdotale prima nella sua Erzerùm e quindi a Costantinopoli privilegiando l’insegnamento con la costruzione di scuole e orfanatrofi. Continuamente tenuto sotto osservazione, in quanto armeno, fu arrestato a Trebisonda e imprigionato nel 1923, appositamente scambiato per un certo agitatore politico di nome Mesròb Aarkis. Per estorcergli false confessioni, padre Cirillo fu sottoposto alla tortura, crudelissima, del palahàn: due soldati gli flagellavano con un nervo di bue le piante dei piedi, 60 colpi per cinque volte mentre altri due soldati rullavano i tamburi per coprire le urla di dolore del cappuccino. In tutto trecento colpi, e se rimase vivo fu per miracolo, evitando la forca dopo che, sottoposto alla prova finale del riconoscimento, un frate domenicano confermò trattarsi del “padre Cirillo”.

Del resto, quella dei Zohrabiàn può essere considerata a tutti gli effetti una famiglia di martiri, sterminata durante il genocidio: la mamma Sara Hovhannesiàn, morì affranta dal dolore dopo avere esortato il marito e i figli a tenersi fedeli alla Chiesa cattolica. Il fratello Arakiaàl, condannato a spaccare pietre, morì assiderato sui campi di neve. Meghirditch, unico fratello sposato della famiglia, fu ucciso a colpi di bastone a Kemàh. Sullo stesso luogo furono trucidati i suoi tre figlioletti, mentre la moglie morì di fame a Racca. Vartàn, il papà, fu trucidato nel 1915. Don Giuseppe, prete, fu scorticato vivo e inchiodato al suolo,reo di avere esortato i suoi fedeli a rimanere saldi nella fede. La sorella Margherita, delle Suore Armene dell’Immacolata Concezione, non resse al dolore delle carovane dei deportati verso i campi di sterminio.

Esiliato dalla Turchia, padre Cirillo accettò volentieri di assistere spiritualmente i profughi armeni in Grecia, diventando subito un punto di riferimento sicuro e autorevole, grazie anche al suo impegno incessante nella fondazione di scuole, collegi e colonie in tutte le isole del Mare Egeo e nella stessa Atene,tra le qualile fiorenti le stazioni missionarie di Kokkinià e Durguti.

Il 21 dicembre 1925 Pio XI nominò padre Cirillo ordinario degli Armeni in Grecia, pur senza conferirgli la dignità episcopale per motivi di opportunità politica. Il cappuccino di Erzerùm, tra grandissime difficoltà e ostilità dichiarate, si fermò ad assistere i suoi connazionali nell’Egeo fino al 1938 quando fu nominato vicario patriarcale dell’Alta Gezira, in Siria.

Il 27 ottobre 1940, a Beirut, padre Cirillo ricevette la consacrazione episcopale e gli fu assegnata la sede titolare di Acilisene, con l’espressivo motto che riassumerà la sua vita: “Animas Deo!”. Durante la sua prima visita pastorale sul desolato altipiano siriano, fu arrestato, spogliato, derubato delle insegne episcopali e condannato all’esilio perpetuo.

Dopo un’udienza durante la quale Pio XII, benedicendolo, lo incoraggiò e confortò, mons. Zohrabiàn ritornò nella sua diocesi, facendosi tutto a tutti nella carità, sempre tra difficoltà di ogni genere e avversioni politiche crescenti che culminarono ancora una volta, nel 1949, nel carcere e nell’interdizione a vita a rientrare in Turchia.

Nel 1953 il patriarca Pietro XV Gregorio Agagianiàn nominò padre Cirillo “visitatore nell’America Latina”, in vista della costituzione di un ordinariato armeno, compito espletato con grande generosità tra Argentina, Uruguay e Brasile, nonostante i suoi 72 anni. Conclusa la sua visita pastorale, nel 1954, padre Cirillo si stabilì definitivamente a Roma da dove, come “vescovo della carità”, continuò a far giungere aiuti concreti ai suoi fratelli armeni attraverso le vie inesplorate della Provvidenza, e a rendersi presente ovunque fosse chiamato a rendere la sua ricca testimonianza di fede.

Tra il 1962 e il 1965 fu tra i Padri che parteciparono al Concilio Ecumenico Vaticano II, convocato da san Giovanni XXIII. Sempre nel 1965 padre Cirillo acconsentì alla pubblicazione delle sue Memorie di vita missionaria, appassionato reportage di un periodo storico, con tante ombre ma anche con tante luci.

Sorella morte lo incontrò nel convento romano di via Cairoli il 20 settembre 1972 alla veneranda età di 91 anni ed è sepolto nella chiesa dei cappuccini di Palermo. Il 22 marzo 1983 è stato avviato il processo di beatificazione e canonizzazione.

La commemorazione del centenario dello Metz Yeghérn può essere occasione favorevole perché la santità di Cirillo Giovanni Zohrabiàn, figlio autentico del martoriato popolo armeno, venga messa sul candelabro, profezia di pace tra i popoli. (Fr. Giovanni Spagnolo, Vicepostulatore della causa di beatificazione e canonizzazione)

CIRILLO GIOVANNI ZOHRABIÀN (1881-1972) vescovo cappuccino nella diaspora armenaultima modifica: 2015-08-08T09:18:11+02:00da padreframarco
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